Gli eventi di grande intensità o di particolare importanza che, tuttavia, durano poco sono storicamente paragonati alle tracce luminose nel cielo che chiamiamo meteore: scie di gocce di materia disegnate da frammenti di corpi celesti che perdono progressivamente la massa e nella maggior parte dei casi si disintegrano in aria. Ma in alcune occasioni i meteoriti possono sopravvivere al transito nell’atmosfera e colpire la terra, formando dei crateri. Un po’ come quegli artisti che sono riusciti a lasciare un segno consistente nell’universo del pop prima di scomparire dai radar (o quasi): a occhio nudo, sul momento, non è sempre chiaro se un fenomeno atmosferico sarà temporaneo, o se avrà un impatto più vasto e duraturo. Alcuni di questi progetti, un tempo popolari, sembrava addirittura che potessero farcela ad andare avanti. Ora sono desueti, se non proprio dimenticati, ma continuano a sfornare musica. Altri non esistono più. Ma tutti condividono un istante di fulgido splendore da ricordare.

The Calling
Nel 1996 il chitarrista Aaron Kamin esce con la sorella di Alex Band, il biondo che sembra uno dei Backstreet Boys e che in Wherever You Will Go affronta la fine di una storia dimenticandosi del significato della parola “dignità”. I due formano un quartetto con un sassofonista e un batterista che ha il doppio dei loro anni, circostanza che ispira la ragione sociale Generation Gap. Di lì a breve Alex e Aaron mettono da parte le velleità jazzy e cambiano nome e formazione: ora sono solo in due e si chiamano Next Door, nella speranza di attirare l’attenzione dell’A&R Ron Fair, il vicino di casa di Alex. Il sogno diventa realtà e Fair lavoro duro sul debutto Camino Palmero, ribattezzandoli The Calling (“La Chiamata”, un riferimento esplicito agli intenti di arrivare in alto del duo). Il successo del singolo Wherever You Will Go non verrà più replicato: dopo Two (il cui titolo si ispira al fatto di essere il secondo album), i The Calling si sciolgono. Alex li riforma brevemente nel 2013 e poi nel 2016, annunciando un nuovo disco per il 2018, che però non è ancora uscito. Rimaniamo in attesa?

Sixpence None The Richer
Il polistrumentista Matt Slocum incontra Leigh Nash ad un ritiro spirituale all’inizio degli anni ’90, e i due formano i Sixpence None The Richer ispirandosi a un passaggio tratto da un saggio di C.S. Lewis, l’autore delle Cronache di Narnia. Dopo il secondo album, Steve Taylor li invita ad entrare nella sua Squint Entertainment, etichetta fondata con il preciso intento di dare voce alla musica cristiana contemporanea. L’operazione riesce a meraviglia: Kiss Me, il primo singolo tratto dal terzo disco, spopola ovunque. Sfortunatamente il successivo Divine Discontent (2002) raggiunge gli scaffali fuori tempo massimo e nell’indifferenza generale. I Sixpence None The Richer si prendono una pausa di tre anni, durante la quale la Nash inaugura la sua carriera solista. Poi tornano con un album di standard cristiani nel 2008 e con il sesto Lost In Transition nel 2012, anche se se ne sono accorti in pochi.

Chumbawamba
Nel Luglio del 2012 il sito ufficiale dei Chumbawamba sancisce: “Eccoci qui, è la fine. Senza piagnucolii, botti o riunioni”. Il laconico annuncio fa calare il sipario sulla carriera trentennale di un collettivo senza peli sulla lingua, da sempre impegnato a battersi contro il sistema. Nonostante abbiano inciso 14 album, i britannici vengono ricordati solo per Tubthumping, un gioiello dance-rock destinato a creare scompiglio e a fare ribaltare intere platee in eterno. Al grido di “Vengo steso / Ma mi rialzo sempre / Non riuscirai a mettermi al tappeto”, i rocker anarchici entrano nelle classifiche di mezzo mondo con una canzone e una ragione sociale impronunciabili: che simpatiche canaglie.

Spin Doctors
L’esordio degli Spin Doctors esce nell’agosto del 1991, ma non lo compra quasi nessuno. Loro se ne fregano, e continuano imperterriti ad esibirsi in concerti leggendari composti prevalentemente da interminabili jam session. Poi le radio e MTV cominciano a passare Little Miss Can’t Be Wrong e soprattutto Two Princes: nel giro di qualche mese, Pocket Full of Kryptonite diventa disco d’oro. Probabilmente gli Spin Doctors non erano preparati al successo. Dopotutto, non avevano certo intenzione di infrangere le regole: a loro bastava suonare del sano rock. Il secondo Turn It Upside Down non fa clamore ma vende bene in America, mentre gli altri quattro dischi sono riservati ai fan. Ma loro se ne fregano, e continuano a suonare del sano rock dal vivo con la line-up originale.

Fastball
I Fastball sono un trio texano attivo dal 1995. Quando incidono il primo disco, Make Your Mama Proud, la musica è ancora una passione da affiancare a lavori veri. Ma con All The Pain Money Can Buy del ’98, cambia tutto: trainato dal singolo The Way, che va dritto in cima alla Billboard Modern Rock Tracks e ci rimane per sette settimane, l’album raggiunge la certificazione di platino. Complice il remix del nostro Gigi D’Agostino, The Way diventa popolare anche nel mondo della dance; ma dopo l’exploit, la band torna nell’anonimato. Il titolo del terzo disco (The Harsh Light Of Day) sembra una funesta profezia: come se i Fastball sapessero che era tutto un sogno, e che si sarebbero risvegliati nella “Severa luce del giorno”. Il settimo lavoro è atteso per fine 2019: chissà se ritroveranno “la via”.


Dave Stewart degli Eurhytmics scopre Kevin Grivois per caso in una metropolitana di Londra. Rimane elettrizzato dal falsetto del cantautore e modello franco-americano intento a esibirsi per i passanti, e gli chiede di collaborare per un brano di una colonna sonora a cui sta lavorando. La voce di Ké debutta quindi in Broken Circles, il pezzo che scorre sui titoli di coda della commedia nera del 1994 The Ref (in Italia, C’eravamo tanto odiati). Ma la fama europea arriva nel 1996 con Strange World, vero e proprio inno alla pace che apre il primo album e spopola un po’ ovunque. Due anni più tardi incide un secondo disco, ma siccome in America non se lo fila nessuno la sua etichetta gli dà il benservito. Lui pubblica comunque un ultimo album nel 2001 senza promozione, poi decide di eclissarsi in Florida, dedicandosi a pittura e poesia. Scrive ancora, ma di riflettori non ne vuole proprio sapere.

Tasmin Archer
Nel febbraio del 1993 Tasmin Archer vince un Brit Award come miglior artista emergente. Dopo avere ricevuto il premio ci scherza su, dichiarando che l’avrebbe tenuto in cucina per rompere i gusci delle noci e ammorbidire la carne. Il dio degli Award deve essere piuttosto permaloso, perché dopo Sleeping Satellite (la hit del 1992 inclusa nel debutto sinistramente intitolato Great Expectations) Tasmin non ne azzecca più una. A posteriori, anche le parole di Sleeping Satellite profumano di oscuro presagio: “Abbiamo raggiunto la luna troppo presto? Abbiamo sprecato un’occasione? (…) Abbiamo quello che serve per progredire? O sarà solo uno sparo nel buio?”. Una brava cantautrice e un’ottima indovina.

Foto di Marc Andrew Deley

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