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Dietro ogni grande film c’è una grande colonna sonora: The Crow

di Marco Rigamonti

Quello che accade il 31 marzo del 1993 è un episodio talmente assurdo che nell’apprendere la notizia scambio la tragedia per una barzelletta. Purtroppo non c’è nulla da ridere: Brandon Lee perde la vita in seguito a un colpo di pistola accidentale sparato sul set di un film che l’anno successivo avrebbe spopolato, garantendogli una carriera degna del suo cognome. L’attore peraltro era contento di recitare in una pellicola dove non era tenuto a sfoggiare le arti marziali, cosa che inevitabilmente lo bollava come “Il figlio di Bruce Lee”, alimentando il più classico dei supposti privilegi che a lungo andare si trasformano in fardelli. La produzione viene comunque portata a termine grazie a uno sforzo economico e tecnologico, la voce si diffonde e fatalmente il dramma si trasforma in pubblicità involontaria e gratuita, generando ulteriore interesse intorno a Il Corvo.

Non essendo mai stato un patito di supereroi e affini, nemmeno la curiosità derivante dal terribile incidente mi convince a correre in sala a vedere la trasposizione cinematografica dell’omonimo fumetto di James O’Barr. Ma qualche settimana dopo l’uscita del film mi imbatto nel cd della colonna sonora, così sbircio l’elenco dei pezzi. Un gesto superficiale che si trasforma in analisi approfondita quando leggo Stone Temple Pilots, The Cure, Rage Against The Machine, Pantera e molti altri nomi in bilico tra Industrial, Goth e Alternative Rock. Una lista eccelsa, considerando anche il periodo storico. La mia incredulità raggiunge l’apice con il brano numero 4: Nine Inch Nails – Dead Souls. Trent Reznor che interpreta i Joy Division. Ora non ho più scuse: devo andare al cinema.

Sfortunatamente la meravigliosa tracklist non è sufficiente affinché Il Corvo raggiunga i primi posti della classifica dei miei film preferiti, ma deve essere un problema mio, visto che viene accolto piuttosto bene sia dalla critica che dal pubblico. Difficilissimo invece scovare difetti nella colonna sonora, che oltre a descrivere con accuratezza i meandri della tetra e sudicia Detroit dove si svolge la trama, contiene delle rarità imprescindibili per ogni collezionista che si rispetti (vietato sghignazzare: ai tempi non c’era la rete) e si fonde con lo spirito del film attraverso connessioni singolari e aneddoti curiosi.

La genesi di Dead Souls a firma Nine Inch Nails è un ottimo esempio. Inizialmente i produttori tentano un colpo che sarebbe stato epocale, chiedendo ai New Order di registrare una cover di Love Will Tear Us Apart. Una mossa dalla duplice valenza simbolica: l’autore del fumetto è un grande fan dei Joy Division (due personaggi della storia prendono in prestito i cognomi di Bernard Sumner e Peter Hook e i titoli di alcuni capitoli rendono omaggio alle canzoni della band inglese), e la reinterpretazione di un brano da parte di una band “risorta” dopo la scomparsa di Ian Curtis sarebbe stata la metafora perfetta per accompagnare l’avventura di un eroe che torna dal mondo dei morti. Sumner si oppone, perché i New Order sono troppo impegnati a registrare Republic. Alla fine la scelta ricade su Trent Reznor (avido lettore del fumetto) e su Dead Souls, che viene approvata da Hook e soci (e diventa una delle mie cover preferite di sempre).

https://www.youtube.com/watch?v=sDHqywS6un0

Anche Robert Smith adora il fumetto, al punto che quando viene contattato per autorizzare l’utilizzo di The Hanging Garden (il singolo di Pornography, il cui testo viene espressamente menzionato nel lavoro di O’Barr) prende l’iniziativa e incide la memorabile Burn in soli due giorni. Diverso l’approccio di Rage Against The Machine e Stone Temple Pilots, che decidono invece di ripescare dal loro archivio pezzi mai pubblicati prima in via ufficiale. I Rage riesumano Darkness Of Greed dalla cassetta demo del 1991, e ne registrano una nuova versione intitolandola semplicemente Darkness. I Pilots riprendono invece Only Dying, una traccia che risale ai tempi in cui non avevano nemmeno un contratto discografico. Ma questo brano verrà diffuso solo con l’edizione speciale di Core nel 2017, perché dopo la morte di Lee gli STP cambiano idea per una questione di rispetto (il testo non si addice alla circostanza) e optano per la più appropriata Big Empty.

Questa serie di chicche è impreziosita dall’ex Black Flag Henry Rollins, che incide una cover dei Suicide, e dai Pantera che colgono l’occasione per registrare un tributo ai Poison Idea, formazione punk di Portland che occupa una posizione di rilievo tra i gruppi che hanno ispirato Phil Anselmo e soci durante le sessioni di Far Beyond Driven. Se a tutto ciò aggiungiamo anche i cameo di Medicine e My Life With The Thrill Kill Kult, i pezzi che Helmet e Machines of Loving Grace scrivono apposta per la pellicola e i brani di The Jesus and Mary Chain, Violent Femmes e For Love Not Lisa, i motivi per credere che la colonna sonora di The Crow sia una delle più significative di sempre diventano davvero tanti. Dopo quasi un quarto di secolo ho riguardato il film, e purtroppo il mio giudizio freddino non è cambiato. Ma che musica, ragazzi.