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10 grandi pezzi che non sono stati singoli

di Marco Rigamonti

Prima dell’avvento del downloading ci trovavamo spesso di fronte a un dilemma: spendere meno e comprare quel pezzo che ha catturato la nostra attenzione oppure scommettere sull’artista e acquistare l’album investendo una cifra maggiore? L’avvento degli store digitali a inizio millennio ha introdotto la possibilità di scaricare tracce isolate a piacimento, introducendo una nuova libertà di scelta. A dare l’estrema unzione al formato tangibile ci ha pensato lo streaming: l’autorizzazione a suonare un brano attraverso il pagamento di un abbonamento non equivale a possedere la musica nel senso comune del termine, ma è un gesto più vicino al concetto di noleggio. Il singolo conserva una valenza strategica, anche se il conteggio degli stream ai fini delle classifiche può portare a conseguenze apparentemente paradossali, come il gradimento maggiore da parte degli utenti di una traccia meno pubblicizzata rispetto a quelle di punta. In realtà i numeri dei clic visibili a tutti hanno messo in luce qualcosa che in alcuni casi esisteva già ai tempi della musica “fisica”: canzoni prive di una promozione focalizzata che hanno trovato comunque la strada per il cuore degli ascoltatori, diventando a tutti gli effetti delle hit. Ecco 10 casi clamorosi dell’era pre-digitale.

The Rolling Stones, Gimme Shelter
Let It Bleed del 1969 si apre con un maestoso inno contro la guerra che diventerà uno dei pezzi più celebrati dei Rolling Stones. Il giorno dopo la morte di Brian Jones nel Regno Unito viene pubblicato il singolo Honky Tonk Women, che oltretutto sfoggia una b-side del calibro di You Can’t Always Get What You Want. Ma per ascoltare Gimme Shelter negli ultimi tre decenni del novecento era necessario possedere Let It Bleed. O in alternativa qualche raccolta uscita successivamente.

Pearl Jam, Yellow Ledbetter
Rimango sempre senza parole al pensiero che i Pearl Jam abbiano deciso di non inserire un pezzo immenso come Yellow Ledbetter nell’altrettanto immenso esordio Ten. Mike McReady avrebbe voluto includerlo nella tracklist, ma per ragioni non meglio specificate il brano non ha passato la selezione, e alla fine è stato utilizzato come semplice b-side (di Jeremy). Questo non gli ha impedito di scalare le classifiche americane e di diventare una delle canzoni più popolari della band di Seattle.

Pink Floyd, Wish You Were Here
L’album concettuale che i Pink Floyd pubblicano nel1975 contiene 5 tracce. Escludendo i 26 minuti totali della suite in nove parti Shine On You Crazy Diamond che apre e chiude le danze, la scelta di un eventuale singolo poteva ricadere solo sulle 3 canzoni centrali. Due mesi dopo la pubblicazione del disco viene messo in commercio un 45 giri che riporta Have a Cigar su un lato e Welcome To The Machine sull’altro. Wish You Were Here rimane così un godimento ad appannaggio esclusivo degli acquirenti dell’album.

Radiohead, Exit Music (For A Film)
Prima della svolta di Kid A (album volutamente privo di singoli) e dell’azzardata mossa di In Rainbows (passata alla storia come primo esperimento pay-what-you-want da parte di una band di fama mondiale), i Radiohead erano più propensi a seguire un iter di promozione tutto sommato normale. Probabilmente avrebbe avuto senso fare di Exit Music (For a Film) un singolo, ma Thom Yorke non era d’accordo. La scrive per la rielaborazione in chiave post-moderna di Romeo e Giulietta del regista Baz Luhrmann, però gli chiede il favore di non inserirla nella colonna sonora del film. Si può ascoltare solo su OK Computer.

The Doors, The End
Sono diversi i pezzi dei Doors che non hanno usufruito della spinta commerciale del formato singolo riuscendo comunque a diventare delle hit. Per esigenze radiofoniche brani di 7 minuti come Light My Fire e Riders On The Storm sono stati tagliati, e tutto sommato il risultato non è deprecabile. Ma editare i 12 minuti epici di The End sarebbe stato un delitto.

Nirvana, About A Girl
È opinione diffusa che Nevermind sia un album composto esclusivamente da singoli, motivo per cui brani d’impatto come Polly, Breed, Drain You e On A Plain si sono dovuti accontentare dello status di semplici “album track” di fronte allo strapotere di Smells Like Teen Spirit, Lithium, Come As You Are e In Bloom. Il discorso non vale per il più acerbo Bleach: suono e melodie non reggono il confronto con la fucina di hit del 1991. Ma forse, dopo Love Buzz e Blew, About A Girl non avrebbe sfigurato nell’elenco dei singoli dei Nirvana. Uscirà con la dovuta promozione solo 5 anni più tardi in versione acustica, a supporto dell’indimenticabile Unplugged in New York.

Oasis, Slide Away
Noel Gallagher sostiene che la performance vocale del fratello Liam in Slide Away sia la sua migliore di sempre. L’etichetta vorrebbe pubblicare la traccia conclusiva di Definitely Maybe come quinto singolo dopo Supersonic, Shakermaker, Live Forever e Cigarettes & Alcohol, ma Noel si rifiuta: «Non esiste che vengano estratti cinque singoli da un album di debutto» (cosa che peraltro accade nell’Aprile del 1995 con Rock ‘n’ Roll Star). Slide Away viene infilata qua e là come b-side, ma è a tutti gli effetti un singolo mancato della discografia degli Oasis.

Pixies, Where Is My Mind?
Confesso che prima di approfondire l’argomento Pixies li associavo unicamente a due pezzi: Where Is My Mind? e Wave Of Mutilation. Risalgono entrambi alla fine degli anni 80, e nessuno dei due è stato scelto come singolo. Il motivo per cui conoscessi Wave Of Mutilation mi sfugge, ma Where Is My Mind? è sempre stata una delle canzoni più rappresentative della band di Boston. E grazie a Fight Club (1999) è stata apprezzata anche da generazioni che non hanno avuto la fortuna di godersi gli anni d’oro dei Pixies.

Led Zeppelin, Kashmir
Sarebbe fin troppo facile puntare il dito contro Stairway To Heaven, una delle canzoni rock più iconiche di sempre, per sottolineare che certe volte promuovere un brano sotto forma di singolo sia un’attività del tutto superflua. Ma anche Kashmir, brano incluso in Physical Graffiti (1975), può essere utilizzato come valido argomento per dimostrare la stessa tesi. Aggirandosi entrambe sugli 8 minuti, in teoria non rispettano i canoni del singolo inteso come formato adatto alla trasmissione radiofonica. Ma tagliarle non avrebbe alcun senso.

Queen, Stone Cold Crazy
Sheer Heart Attack (1974) è il primo deciso passo dei Queen verso lo stile che li consacrerà. Insieme alla prima hit internazionale Killer Queen, dal terzo album della band inglese vengono estratte Now I’m Here e Lily of the Valley. Le distorsioni di Stone Cold Crazy passano in secondo piano, e il pezzo non finisce nemmeno nei Greatest Hits. Ma forse avrebbe dovuto.

Foto di Gie Knapes/Getty Images