Vasco è cambiato. Vasco non è più lo stesso. E poi, come farà ad andare avanti dopo Modena Park? Non avrebbe fatto meglio a ritirarsi un anno fa? Queste considerazioni fanno parte della storia del signor Rossi tanto quanto la sfilza senza fine di successi e di album venduti che, è cosa nota, siamo abituati a conoscere da ormai più di trent’anni. Sì, perché ogni volta che Vasco ha infranto un record, un tabù, qualcosa di irrealizzabile per qualsiasi altro artista del nostro Paese, poco dopo chi lo circonda, ma soprattutto chi non lo conosce affatto, ha iniziato a porsi domande di questo tipo. A dubitare. Successe dopo le prime date negli stadi, dopo Imola ’98 e, a maggior ragione, dopo l’evento degli eventi, il concerto che non avrebbe mai dovuto avere fine.

Un’analisi più approfondita, poi, mette in luce le infinite analogie tra il tour che si appresta ad iniziare e quello che il nostro si ritrovò ad affrontare proprio all’indomani del bagno di folla di Imola. Come quella volta, l’anno precedente, Vasco aveva deciso di fissare una sola data, la più imponente che la sua storia avesse conosciuto fino a quel momento. Se, l’anno scorso, la folle idea di entrare nel Guinness dei primati era sorta dalla voglia di celebrare i suoi primi quarant’anni di attività, Imola era giunta esattamente a venti anni dal suo debutto discografico. Inoltre, ma questo Vasco non poteva prevederlo, i tour successivi a quei mega raduni sarebbero stati i primi senza due delle figure più importanti della propria vita, artistica e non: là Massimo Riva, qui Guido Elmi.

La domanda da porsi, semmai, è proprio questa: dove avrà trovato la forza per rimettere in piedi tutto, per guardare al futuro, per rimettersi in gioco? L’analogia con Dylan e il suo Neverending Tour, evocata nei giorni scorsi proprio dallo stesso Rossi, è senza dubbio la più calzante. Proprio come l’autore di Knockin On Heaven’s Door, infatti, Vasco può solo andare avanti, senza guardarsi indietro mai. Fermarsi significa pensare e, per artisti dotati di tale sensibilità, pensare significa stare male. Spesso molto male. Cogito ergo soffro, per citare lo splendido libro omonimo in cui lo psicoterapeuta Giorgio Nardone spiegava proprio cosa succede nella nostra mente quando si insinua un dubbio. Vasco non può permettersi di dubitare, può solo continuare a camminare. Perché le tragedie, anche le peggiori, fanno morire una parte di noi, ma allo stesso tempo contengono i germi della rinascita.

Vasco è morto molte volte, ma ogni volta ha trovato la forza di rinascere. Colui che per quasi un mese, ogni giorno, si è fermato sul molo di Rimini, all’ingresso di quel Rock Island in cui ha provato la scaletta della serie imminente di concerti, a cercare le mani, gli abbracci, il contatto della sua gente, non era l’artista bisognoso di fare scorta di auto celebrazione, ma l’uomo che cercava sostegno alle sue fragilità. Vasco cercava complici.

In questo senso, non pare un caso nemmeno che il tour parta in primavera, un altro degli archetipi che fanno parte della sua poetica da sempre. Ormai quasi quarant’anni fa, Fegato, Fegato Spappolato iniziava con il verso “La primavera insiste la mattina, dalla mia cucina vedo il mondo, tondo”, così come, qualche anno dopo, la prima stagione dell’anno, infilandosi sotto le gonne delle donne, era la protagonista assoluta di Ieri Ho Sgozzato Mio Figlio. Il tema era poi tornato prepotentemente in un brano della maturità, quel L’uomo Più Semplice (“Sono l’uomo di questa sera, sono l’uomo di primavera”) che, proprio come Fegato Fegato Spappolato, farà parte della nuova setlist.

Nell’immaginario collettivo, la primavera è paragonata ad un risveglio, anche sessuale, che fa seguito al letargo invernale. Secondo ricerche condotte in America, nascere in primavera conferirebbe un maggior benessere psicologico: forse è proprio per questo che la quasi totalità dei suoi dischi sono stati pubblicati in questo periodo dell’anno. Insomma, sebbene sia difficile dire chi sia oggi Vasco e quale delle sue infinite anime prevarrà nel corso delle prossime settimane, una cosa è certa: oggi come allora, per conoscere Vasco basta affidarsi alle sue canzoni.

foto di Sergione Infuso

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