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Le canzoni degli anni ’90 più ascoltate su Spotify, anno per anno

di Federico Pucci

In questo viaggio tra le canzoni del passato che ancora (r)esistono negli ascolti attuali, abbiamo avuto diverse sorprese: com’è possibile che negli anni ’80 nessuna hit di Michael Jackson o Madonna abbia superato vecchie glorie rock? Le responsabilità sono tante, dalle colonne sonore ai cicli storici, dal pregiudizio per il pop alle variabili regionali del gusto: chiaramente, nessun pezzo italiano potrà mai comparire in uno di questi conteggi globali. Ma più in generale c’è da imputare il nostro immaginario collettivo: anche la memoria è una tradizione malleabile, trasmessa da una persona all’altra come un telefono senza fili, che inevitabilmente perde per strada alcune informazioni essenziali. O, in questo caso, alcune popstar. Anche con gli anni ’90 è andata così: se avete poco più di 30 anni, come me, vi sembrerà che questa serie di canzoni rappresenti perfettamente lo spirito del decennio. Ma dove sono finite le megahit dance commmerciali che soprattutto (ma non solo) in Italia dominavano le classifiche? Facciamo finta di non ricordarle, ci concentriamo sulla parte “migliore” di noi. Ma, con l’avvicinarsi di queste liste al presente, ogni tanto qualcosa sfugge alla censura della nostalgia.

La canzone più ascoltata del 1990: Thunderstruck degli AC/DC – 521 milioni di stream

Il merito va riconosciuto: Thunderstruck è il compendio di tutti i cliché hard rock pazientemente coltivati dagli AC/DC e dal loro pubblico in una ventina di anni, ma è anche una delle loro creazioni più geniali dai tempi d’oro, a cavallo tra anni ’70 e ’80, grazie a quell’intro “tappato” da Angus Young. E tuttavia, bisogna anche notare che nelle classifiche che teniamo d’occhio (italiana, americana, britannica) il pezzo passò quasi inosservato, all’epoca. Vogue di Madonna, tra i pezzi del 1990 in assoluto più popolari in tutto il pianeta, si ferma a 93 milioni di stream.

La canzone più ascoltata del 1991: Smells Like Teen Spirit dei Nirvana – 736 milioni di stream

Ora non verrò certo a dirvi che Smells Like Teen Spirit non è un megasuccesso, no? E infatti non lo dirò: la sua fama, però, si costruì nei mesi, dall’uscita a settembre del 1991 fino ai trionfi del 1992. Questa ascesa lenta capita ben più di rado, oggi, tra stazioni radio che si stancano presto dei pezzi che passano e case disografiche che si stancano dei pezzi che spingono. Quasi tutte le hit, nel 2020, debuttano al numero 1 e lì orbitano per mesi: insomma, abbiamo davanti sempre successi o flop annunciati, che spasso! Non per fare quello che “era meglio una volta”, ma nel 1991-92 non funzionava così. Intanto, tra i pezzi usciti nel 1991, il minimo comune denominatore del successo in Italia, USA e UK era (Everything I Do) I Do It For You di Bryan Adams, che comunque macina ancora oltre 200 milioni di stream. Eppure il 1991 fu anche l’anno di uscita (nei loro album o come singoli) di pezzi giganteschi nell’immaginario rock, come November RainOne e Under The Bridge: ma nessuno può schiodare Cobain dalla vetta. Nota a margine: il video ha ottenuto più di un miliardo di views su YouTube, e non è sempre scontato tra questi pezzi. Significa che il brano è effettivamente arrivato ai giovani. E meno male!

La canzone più ascoltata del 1992: Creep dei Radiohead – 527 milioni di stream

Visto che Thom Yorke e soci non la vogliono più suonare dal vivo, la gente se la va a cercare su Spotify. Semplice, no? Nel 1992, di fatto, il mondo stava ascoltando tutt’altro: Please Don’t Go e Rhythm Is A Dancer, da questa parte dell’Atlantico; le prime hit rap come Baby Got Back in America. Tutti pezzi praticamente inesistenti, di fronte al mezzo miliardo di Creep. Neppure la versione di Whitney Houston di I Will Always Love You (poi dominatrice delle classifiche del 1993) può nulla, e si ferma appena sotto i 300 milioni di stream.

La canzone più ascoltata del 1993: Mr. Jones dei Counting Crows – 333 milioni di stream

L’abbiamo detto per la prima volta parlando di Stairway To Heaven: con il tempo, nella percezione della musica, i singoli e gli album hanno svolto due funzione radicalmente diverse, e il successo dei primi e dei secondi non ha avuto quasi nessuna relazione. Tant’è che, appunto, le perle dei migliori dischi di un anno diventano oggi i pezzi più forti in streaming. Dove sono What Is Love?The Rhythm Of The Night? Quasi dimenticati. Ciononostante, se uno dovesse scavare tra i numeri su Spotify dei dischi più acclamati di quel 1993 (In UteroModern Life Is RubbishDebut e così via) non troverebbe nulla di paragonabile alla canzone dei Counting Crows, il loro brano di maggior successo senza dubbio. Non siamo di fronte a dei fenomeni da una hit, tutt’altro, e peraltro tra i dischi meglio accolti di questo bizzarro 1993 si annovera proprio August And Everything After, che contiene appunto Mr. Jones. Ma è come se Adam Duritz avesse per un attimo fatto collidere l’universo dei grandi singoli con quello dei grandi album!

La canzone più ascoltata del 1994: All I Want For Christmas Is You di Mariah Carey – 675 milioni di stream

Le canzoni stagionali hanno sempre un successo che dura nel tempo: quella di Mariah Carey uscita a ottobre 1994 non fa eccezione. E pensare che in quel 1994, fatidico per le sorti del nuovo pop afroamericano (con le TLC pronte a prendersi una fetta di mondo), uno dei singoli più venduti e amati fu Streets Of Philadelphia di Bruce Springsteen… Ma nessuno può resistere alla corazzata di R&B e campanellini messa insieme per questo brano, anche se la sua marcia divenne inarrestabile nel lungo, lunghissimo periodo. Basta pensare che in Italia All I Want For Christmas Is You non entrerà in classifica fino al 2008!

La canzone più ascoltata del 1995: Wonderwall degli Oasis – 903 milioni di stream

Della fortuna contemporanea di Wonderwall abbiamo già parlato: siamo di fronte a uno dei brani “di catalogo” (cioè, vecchi) più popolari di sempre, la cui fama ha continuato ad alimentarsi senza bisogno di blockbuster pacchiani come Bohemian Rhapsody o altre trovate commerciali. No, è semplicemente un pezzo che resta, alla pari di Smells Like Teen Spirit ma senza bisogno di finali tragici, grazie al cielo! Di nuovo, non c’è bisogno di dire che i singoli più fortunati usciti quell’anno (Gangsta’s ParadiseBoombastic) vedono con il binocolo il quasi miliardo di stream del pezzo simbolo degli Oasis. E pensare che Wonderwall non andò mai al numero 1 nemmeno in Inghilterra: ma si sa, nessuno orchestra vendette come i Gallagher.

La canzone più ascoltata del 1996: Wannabe delle Spice Girls – 457 milioni di stream

Capita di rado, l’avrete notato, che un singolo di grande successo all’epoca resti in cima anche oggi. Le Spice Girls contraddicono questa regola con la loro prima hit. Ed è bello vedere che degli anni ’90, oggi, non resti solo il ricordo delle chitarre.

La canzone più ascoltata del 1997: Bitter Sweet Symphony dei Verve – 450 milioni di stream

Tanto controversa per le questioni di diritto d’autore (poi riconosciuti a Jagger e Richards, che solo nell’aprile 2019 hanno deciso di mollare la presa), quanto simbolo della seconda metà degli anni ’90, Bitter Sweet Symphony è il perfetto sipario per l’epoca del britpop, una splendida anticamera della fine. Siamo di fronte a un brano che ebbe un discreto successo anche quando uscì (picco al numero 2, in Italia e in Regno Unito): non paragonabile alla coeva Candle In The Wind nella versione dedicata a Lady Diana (il secondo singolo fisico più venduto di sempre, per la cronaca) o I’ll Be Missing You di Puff Daddy tramite Police, ma abbiamo capito ormai che il passato viene riscritto uno stream dopo l’altro.

La canzone più ascoltata del 1998: Iris dei Goo Goo Dolls – 577 milioni di stream

Prima o poi doveva capitare: la canzone più ascoltata in streaming tra quelle pubblicate nel 1998 non fu uno strepitoso successo in America e nemmeno in Regno Unito, ma in Italia eccome se lo fu! Tra i singoli più venduti quell’anno in Italia venne superata solo da I Don’t Want To Miss A Thing degli Aerosmith (454 milioni di stream, se vi interessa), ma ebbe comunque enorme fortuna, arrivando al numero 1 della classifica. Intanto, il resto del mondo prestava più attenzione a Believe di Cher (peraltro parecchio popolare anche da noi, e poi vincitrice incontrastata delle chart del 1999), la quale con il suo pionieristico autotune avrebbe condizionato molto di più la musica di oggi rispetto alla ballad dell’evanescente band di Buffalo, NY.

La canzone più ascoltata del 1999: Californication dei Red Hot Chili Peppers – 595 milioni di stream

Se la rassegna degli anni ’90 si fosse chiusa senza un premio per i RHCP sarebbe stato un affronto. Ci pensa il disco che abbiamo definito il loro Born In The U.S.A., non solo per il successo globale che ha avuto e che si è mangiato quasi tutto il resto della loro musica, ma anche perché è più profondo e bello di quanto la sua fortuna commerciale non riveli. Nello specifico, la title track non sarebbe stata pubblicata come singolo (con annesso splendido clip promozionale in stile videogame) fino al maggio 2000, quando ormai il ciclo di vita dell’album stava esaurendosi: la sua fortuna, insomma, è il segno di un tempo che sta cambiando, con le band sempre più impegnate a far macinare i successi discografici lungo la strada di tour globali mastodontici. Napster era appena arrivato, le facce stavano cambiando (Britney e Christina su tutte) e l’industria avrebbe ricercato successi sempre più immediati. Giusto in tempo per un’ultima zampata del vecchio rock, si potrebbe dire. E invece preparatevi a una sorpresa, negli anni Zero.