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Cinque memorabili canzoni uscite nell’estate del 2000

di Federico Pucci

Non dobbiamo farcene una colpa: ciascuno di noi crede che “ai propri tempi” la musica fosse una meraviglia e gli artisti che la producevano un’illuminata stirpe di geni rapiti dalla Musa, mica la massa di decerebrati di oggi. E d’estate, figuriamoci. Ma – lo andiamo dicendo da molto tempo – il passato non è sempre quello che ci piace ricordare. E va bene così, perché mentre fingiamo di non sapere a memoria Vamos a bailar fino all’ultimo dettaglio (compreso battito di mani nel ritornello, tre lustri prima di Soldi di Mahmood!), possiamo concentrarci sui brani che preferiamo mettere in cima alla nostra lista della memoria. Quelli, insomma, per cui vale la pena, e l’estate di 20 anni fa non è stata povera di grandi intuizioni anche nei piani alti delle classifiche: anzi, quella tamarrata di Rock DJ, uscita il 30 luglio, resta fuori da questa lista proprio perché vogliamo giocare con la nostra memoria, tra giovani promesse, popstar in divenire e piccoli capolavori poco calcolati dell’alt-rock.

Coldplay, Yellow

Quando debuttò il 26 giugno 2000Yellow non lasciò alcuna impronta nella top 20 italiana, a differenza della chart britannica dove – seppur lentamente – arrivò fino al quarto posto: niente male per una band di ragazzini che con la precedente (a mio avviso migliore) Shiver non aveva superato il numero 35. Molti di noi scoprirono Chris Martin e compagnia solo nei mesi successivi, e non li avrebbe mollati più. Chi ricorda i passaggi su MTV del video, però, e chi li notò subito non poteva che nutrire un po’ di fiducia nel futuro del pop e rock inglese.

Eminem, The Way I Am 

Il 7 settembre 2000 il nome di Eminem è ormai abbastanza familiare al pubblico italiano: non fosse altro che in quelle settimane estive il singolo primaverile The Real Slim Shady sta andando forte. Una sorte assai meno fortunata – almeno da noi – capita al singolo “estivo” (virgolette obbligatorie) uscito quel giorno di tarda estate, The Way I Am: in quel testo il rapper di Detroit si mette a nudo come poche altre volte prima, riflettendo sul ruolo dell’artista rap nella cultura e nella vita pubblica. In sostanza, Eminem dice: “se descrivo cose terrificanti della società, prendetevela con questa, non con me”. Vent’anni dopo, quel messaggio non è ancora arrivato agli ascoltatori italiani meno esperti di cultura hip-hop. “Ce la faremo”, magari tra altri vent’anni.

Destiny’s Child, Independent Women, Pt. 1

Per il rotto della cuffia va considerato un brano dell’estate di 20 anni fa anche Independent Women, Pt. 1 delle Destiny’s Child, uscito il 14 settembre 2000. Mesi prima che Charlie’s Angels, film nella cui colonna sonora è incluso, arrivi nelle sale italiane, le tre cantanti ci incantano con questo meccanismo perfetto di un pop futuribile. Perlomeno “futuribile” e non ancora attuale qui da noi, dove l’R&B e le influenze hip-hop sulla musica melodica sono ancora un lontano miraggio, con l’eccezione dei Sottotono, pionieri incompresi. I gusti sono gusti, chiaro, ma rimanere del tutto indifferenti alle capacità vocali del trio e al contenuto empowering del testo significa semplicemente non conoscere la musica: la radice di tutto ciò che fa di Beyoncé una delle artiste pop più riconosciute nel mondo e trasversalmente apprezzate sta in questo brano, nella sua produzione, nella sua interpretazione. E poi, perfino con quelle goffaggini CGI, il video è una piccola chicca in un panorama delle reti musicali dominato da ragazzi biondi in camicia bianca con il muso lungo. Video che peraltro fa sorgere un dubbio a chi – come il sottoscritto – le tiene d’occhio da un po’: “Ma in Say My Name non erano mica in quattro?”.

The Dandy Warhols, Bohemian Like You

“Ma… veramente sono nudi?”. Tra agosto e settembre del 2000, chiunque abbia visto passare nelle reti musicali il videoclip di Bohemian Like You avrà pensato qualcosa di simile. Non è tanto la nudità in sé e per sé, ma tutta un’estetica molto grezza e spettinata, quasi come la musica che accompagna le immagini: non sono le pose stanche da rockstar degli Oasis; non sono le trovate family-friendly di tanta musica più beneducata; non sono cose da boyband ma nemmeno le tamarrate di reduci degli anni ’80 come i Bon Jovi o i vari Eiffel 65 e Gigi D’Agostino (tre che effettivamente hanno parecchia fortuna quell’estate). No, è più brutale e ciononostante orecchiabilissimo. E puntualmente Bohemian Like You si rivela un mezzo flop non solo in Italia, ma anche in America. Almeno, finché molti mesi dopo una campagna pubblicitaria Vodafone (da noi Omnitel) lo recupera: a quel punto si aprono le dighe, nelle radio così come in televisione, dove lo scandaloso videoclip trova una seconda vita. Qualche anno dopo, con una punta di orgoglio, il cantante-chitarrista-autore Courtney Taylor-Taylor avrebbe detto: «Prima che Bohemian Like You diventasse una hit, non c’era molto spazio per le band un po’ vintage e garage come noi, quelle con il “The” come gli Strokes e i White Stripes. Dopo quel successo, le cose sono decisamente cambiate». Difficile dargli torto fino in fondo: nelle stesse settimane del 2000 il singolo primaverile di Jack e Meg White, Hello Operator, non arriva nemmeno alla centesima posizione della Billboard. Altro che po-poppo-pò! Ma le cose sarebbero cambiate. E comunque, Bohemian Like You ha una storia pazzesca che un giorno varrà la pena raccontare! [NdR Occhiolino]

At the Drive-In, One Armed Scissor

Non che manchi del tutto l’alternative rock in America, anzi: semplicemente, dopo i fasti del grunge, è tornato a vivacchiare perlopiù ai margini del mainstream. Comunque, il 7 agosto 2000 esce un brano alternative che a suo modo ha sfondato, entrando di diritto fra le scalette dei dj delle discoteche rock, forse per quel ritmo incalzante e stortissimo, o per i numerosi break che ci fanno saltare rigorosamente fuori tempo. One Armed Scissor è l’unico “successo” che possa chiamarsi tale degli At the Drive-In: prima di separarsi nel giro di un anno (e prevedibilmente riunirsi nel 2017) i musicisti di El Paso lasciano agli annali del post-hardcore un pezzo che solo i più attenti alle cose musicali avranno intercettato ai tempi. Probabilmente, se non l’avete scoperto come me in una discoteca rock l’estate successiva, vi sarà capitato di incontrarlo un pomeriggio di settembre, quando esce Relationship of Command, l’album che contiene il brano: magari sarà successo durante la prima visita al negozio di dischi di ritorno dalle ferie, e l’avrete preso su consiglio di un bravo negoziante. Se siete troppo giovani per comprendere quello che ho appena descritto, è così che funzionava buona parte delle scoperte musicali, 20 anni prima del monopolio di Spotify. E se non è questa una bella piroetta nella memoria..!

Foto di Tom Sheehan