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Canzoni contro l’amore

di Federico Pucci

Facile scrivere canzoni d’amore: non si fa altro da secoli. Il romanticismo ha permeato ogni cosa, e quando parte una canzone pop, ormai diamo quasi per scontato che parli di una relazione, meglio se disfunzionale e infelice. Allora, sarà capitato a tutti di sbuffare di fronte all’ennesimo testo melenso, che ripete i soliti luoghi comuni, magari atmosferici, ché le nuvole e la pioggia non costano niente. Ma le circostanze della vita spesso ispirano ben altri sentimenti. In quei casi, i cantautori più abili sono riusciti a siglare capolavori di antiromanticismo, elaborando condanne dell’amore senza appello. Belle le serenate, sì, ma canzoni contro l’amore, quelle che descrivono i suoi pericoli e i suoi inganni, quelle che lo spogliano di ogni finzione, e comunque ci provocano una reazione emotiva: quelle sì che sono rare.

Amy Winehouse, Love Is A Losing Game
Una delle più belle canzoni del terzo millennio è un’ode inconsolabile contro l’amore. Vergato sui fogli di un quaderno da una Amy stroncata dall’ennesimo abbandono da parte di Blake Fielder-Civil, il testo non molla mai la metafora ludica, dal primo all’ultimo verso: l’amore è un gioco, un azzardo, una scommessa che sei destinato a perdere, perché – comunque vada – l’ultima inquadratura (“and now the final frame”) è sempre quella di una separazione, di una fine anticipata, brusca, ingiusta. Fosse anche la morte, lascia intendere il tono disperato del brano. Sipario. E giù fiumi di lacrime.

Fleetwood Mac, Go Your Own Way
L’intreccio pericoloso di relazioni tra i componenti dei Fleetwood Mac ha fornito benzina alla band: parte di quel carburante è stata usata per scrivere uno dei più grandiosi album pop della storia, Rumours; l’altra parte, i cinque musicisti se la sono direttamente versata addosso per darsi fuoco, senza troppi convenevoli. La canzone che forse più di tutte racchiude questo senso di autodistruzione è Go Your Own Way, il per nulla cordiale commiato di Lindsey Buckingham a Stevie Nicks: “vai pure, vai” canta Lindsey a Stevie, colpevole di averlo mollato dopo anni di relazione musicale e amorosa (per il compagno di band Mick Fleetwood, dicono alcuni, ma secondo molti quella storia sarebbe iniziata dopo). Fatto sta che ci vuole fegato per chiedere alla propria ex di cantare i cori di un pezzo che la manda a quel paese. E se si potesse distillare tutto il cinismo anti-sentimentale di una persona lasciata, il sapore amaro di quel liquore avrebbe il mordente feroce di questo (meraviglioso) pezzo.

Bob Dylan, Don’t Think Twice, It’s Alright
Solo un premio Nobel sarebbe capace di mescolare amarezza e nostalgia con la perizia di Bob Dylan. Ma, ehi! Bob Dylan è un premio Nobel! Questa classicissima ballad del ’63, uscita come Lato B di Blowin’ In The Wind, è il saluto malinconico e innamorato di un giovane musicista alla ragazza che se n’era andata a studiare arte a Perugia. La relazione a distanza con Suze Rotolo influenza gran parte di The Freewhelin’, regalandoci grandi momenti blues (“My baby took my heart from me/ She packed it all up in a suitcase/ Lord, she took it away to Italy, Italy”, in Down The Highway). Ma questo non è un inno alla lontananza. No, questa è la presa di coscienza dolorosa di chi ha capito che non c’è più nulla da fare, che a un certo punto è meglio lasciarsi, e che va bene così. Anche se non va bene affatto. E nel descrivere la fine inevitabile della relazione, senza esprimere sentenze astratte, Bob ci propone una disamina puntuale di cosa non funziona nell’amore.

Freddie Mercury, Love Kills
Però, chi ha detto che non si possono emettere sentenze senza appello contro l’amore? Certo non lo pensava Freddie Mercury, che sopra il battito insistente composto dal mito nostrano Giorgio Moroder snocciola un elenco di ragioni per cui l’amore “ammazza”. E non soltanto quando le cose vanno male e sono ormai irreparabili, come nel caso del sopracitato Bob, ma proprio da subito (“Right from the start”): perché l’amore non molla mai la presa. E dopotutto, l’amore è solo un passatempo: trovatemi una dichiarazione più netta di questa contro il sentimento che peraltro aveva alimentato tanti testi dei Queen.

Dionne Warwick, I’ll Never Fall In Love Again
“Che cosa ottieni a furia di baciare un ragazzo? Abbastanza germi da pigliarti la polmonite, e poi non ti chiamerà più”. Ci vuole una buona dose di umorismo per riuscire a descrivere in modo così disincantato l’amore: il leggendario paroliere Hal David ce l’ha, e ci riesce con I’ll Never Fall In Love Again, scritto di tutta fretta per l’adattamento teatrale dello splendido film di Billy Wilder L’appartamento, peraltro grande classico delle programmazioni televisive natalizie. Ancora più di fretta è il socio di sempre di Hal, un certo Burt Bacharach, che appena uscito dall’ospedale scopre di dover comporre cinque brani in un batter d’occhio per la prémiere dello spettacolo. Bacharach scrive talmente di corsa da non riuscire a orchestrare la canzone, costringendo il cast di Broadway a cantarla sopra un accompagnamento di chitarra. Fortunatamente, Dionne Warwick e la sua pazzesca voce di ovatta riescono a ricevere in tempo un arrangiamento a dir poco leggendario. Una vaporosa danza strumentale perfetta per farci intuire in un lampo che perfino la più cocente delusione può durare un giorno solo (“for at least until tomorrow”).

Mia Martini, Minuetto
Di canzoni sul potere distruttivo dell’amore Mia Martini ne ha cantate a bizzeffe. Il suo album del 1973, Il giorno dopo, potrebbe essere considerato un trattato in musica su questo tema, dal bisogno di empatia di Dimmelo tu alla disillusione di Ma quale amore, che con la sua disperazione soul avrebbe potuto tranquillamente far pare di questa (peraltro parziale) lista. Ma la forza di Minuetto sta nella capacità di riportarci a casa: ovvero, una canzone contro l’amore che nel frattempo è anche una canzone d’amore. Perché per quanto si possa essere arrabbiati, delusi, furenti, per quanto non si vedano “orizzonti” e per quanto ci si ritrovi “ubriachi di malinconia”, di amore non si può fare a meno.

Foto di Mischa Richter